Processo Cappato, occasione storica per non andare più in Svizzera

Alla fine non è arrivata né l’assoluzione né la condanna per Marco Cappato nel processo sull’aiuto al suicidio per dj Fabo. Il radicale, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, è stato assolto solo dall’altro reato di cui era accusato, ossia il rafforzamento del proposito suicidiario di Fabiano Antoniani.

I giudici della Corte d’Assise di Milano, con una lunga ordinanza ricca di giurisprudenza italiana ed europea, hanno deciso di trasmettere gli atti alla Consulta affinché valuti la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio.

La Corte “ritiene di sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 580” del codice penale (…) che punisce l’istigazione e l’aiuto al suicidio, “nella parte in cui incrimina le condotte di aiuto al suicidio” (…) contestata proprio a Marco Cappato, “a prescindere dal loro contributo alla determinazione o al rafforzamento del proposito suicidiario”. (…) perché Fabiano Antoniani, come ha dimostrato il dibattimento, ha “deciso in piena autonomia di porre termine alla sue sofferenze”.  (…) secondo la Corte, l’imputato può essere “assolto“, ma non dalla condotta “agevolatrice”, che c’è stata da parte sua e che il codice penale punisce. E che, secondo la Corte, invece, non dovrebbe punire se chi ha aiutato al suicidio l’altra persona non ha influito sulla sua libera “determinazione”.

Questa “incriminazione”, infatti, “è in contrasto e violazione dei principi sanciti agli articoli 3, 13, II comma, 25, II comma, 27 III comma della Costituzione, che individuano la ragionevolezza della sanzione penale in funzione all’offensività della condotta accertata”.  (…) “deve ritenersi che in forza dei principi costituzionali”, tra cui l’art. 2 della Costituzione, quello sui diritti inviolabili dell’uomo, e anche degli articoli 2 e 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, “all’individuo sia riconosciuta la libertà di decidere quando e come morire e che di conseguenza solo le azioni che pregiudichino la libertà della sua decisione possano costituire offesa al bene tutelato dalla norma in esame”, ossia la vita.

“Voglio dire grazie alla scelta di Fabiano per quello che ha fatto e che clandestinamente fanno molte persone ogni anno – ha commento l’imputato – È ora che la politica agisca, aiutare Fabo a morire era un mio dovere”.

Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni e legale di Cappato, ha definito la decisione “un’occasione senza precedenti per superare un reato introdotto nell’epoca fascista e per le persone capaci di intendere, affette da patologie irreversibili con sofferenze per ottenere legalmente l’assistenza per morire senza soffrire anche in Italia, senza bisogno di dover andare in Svizzera

Grazie Marco di questa giornata. E grazie, Fabo.

Processo Cappato, occasione storica per non andare più in Svizzera